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Sicurezza energetica: la ricetta del Politecnico di Torino

9 luglio 2017 - 07:19  di Nunzio Ingiusto
I ricercatori del Politecnico di Torino hanno avviato studi e sperimentazioni per rafforzare la sicurezza dei nostri gasdotti rispetto a ogni emergenza
La rete dei gasdotti italiana è tra le più estese al mondo. Controllata, ben gestita, potrebbe essere improvvisamente inutilizzabile per cause di forza maggiore. Per imprevisti di ogni tipo. Posto il problema, si va in cerca di una soluzione. Sempre nel caso che….. Da qualche settimana al Politecnico di Torino studiano un sistema di accertamento della sicurezza energetica del nostro Paese. I gasdotti sono l’oggetto principale del lavoro avviato, per la loro complessità e per la garanzia del trasporto di materia prima. Si lavora nell’Energy Center universitario.

I ricercatori approntano una formula matematica capace di tradurre il rischio in indice di probabilità di incidente. Malaugurato, s’intende. Un lavoro interessante dai molteplici impatti: economici, statistici, di sicurezza, di intelligence. Lo studio è seguito dalle autorità di polizia e dai servizi di informazione strategica.

La rete di trasporto del gas italiana è interconnessa con le reti extrafrontaliere. Qualche preoccupazione è legittima. All’origine del passaggio del gas in Italia ci sono accordi che garantiscono forniture pluriennali. Le brevi interruzioni per manutenzione con sistemi di controllo centralizzati, sono tra le più efficienti ed usano tecnologie all’avanguardia. Quando Russia e Ucraina, in pieno inverno, hanno disputato sulle forniture di gas all’Europa, l’Italia si è  preoccupata soltanto  di avere riserve adeguate all’emergenza.

Da Nord al Sud il gas ha proseguito regolarmente il suo cammino. Ma l’allerta sul reticolo di tubi deve essere alta. Di casi di sabotaggio, aggressione, azioni terroristiche a infrastrutture così importanti se ne contano a decine in Paesi lontani dall’Italia. Il nostro fabbisogno di energia è di 156.2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Importiamo petrolio e gas dall’estero quasi per l’ 80 %, tutto grazie alle infrastrutture esistenti. Altre, come è noto, sono state progettate. Siamo al primo posto in Europa, dove la media di importazioni di energie fossili è ferma da tempo al 54%.  

I sistemi energetici sono differenziati e riguardano le capacità di ciascun Paese di  soddisfare i fabbisogni secondo indirizzi politici. L’Italia ha intrapreso una buona strada con una strategia energetica nazionale ormai in dirittura d’arrivo.  Anche per questo è giusto che le infrastrutture esistenti non diano pensieri. Ci mettano al riparo da attacchi di qualsiasi genere. Lucida e condivisibile l’analisi del Capo Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) Alessandro Pansa.

La sicurezza energetica come continuità del flusso degli approvvigionamenti - dice - va nella duplice direzione di scongiurare shock improvvisi e tenere sotto controllo equilibri geopolitici e di instabilità perdurante. Lo scenario esterno per ragioni ideologiche o di convenienza può condizionare la nostra quotidianità. Ci preoccupiamo troppo? Il lavoro dei ricercatori di Torino interesserà anche i sistemi delle altre fonti di energia. Gli applicativi, una volta testati, saranno buoni per i diversi corridoi di trasporto e per i terminali collegati: centrali, raffinerie, siti stoccaggio. Alla fine dovremmo essere all’avanguardia , consapevoli che il rischio può insorgere in un punto qualsiasi per mano dell’uomo e diffondersi. L’Italia, senza trionfalismi compie, quindi, un serio passo avanti nel binomio energia-sicurezza. Francesco Profumo, docente del Politecnico di Torino e presidente della Compagnia di San Paolo, sostiene che due culture, due modi di operare finora segretati - rigore scientifico e valutazioni di tipo geopolitico – finalmente si integrano. Difficile non essere d’accordo, quando a rischiare è un Paese intero per fortuna scampato ad atti rovinosi.

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