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Tour de France, Aru: strepitoso trionfo

6 luglio 2017 - 07:39  di Aldo Bernacchi
Il campione italiano conquista la vittoria sulla Planche des Belles Filles staccando tutti i big. Froome arriva terzo a 20”, quanto basta per strappare la maglia gialla al compagno Thomas. Il sardo sale al terzo posto in classifica a 14” dal nuovo leader. Porte si difende, Contador soffre ma regge, delude Quintana
Ci voleva proprio l’impresa di Fabio Aru per far voltar pagina al Tour dopo il brutto capitolo di Vittel con l’espulsione di Peter Sagan e l’abbandono di Mark Cavendish finito in ospedale. Il Cavaliere dei quattro mori lo si era visto già Delfinato come scattava in salita, pimpante con tanta voglia di tornare a vincere che si è presto concretizzata nel campionato italiano.

E con la maglia tricolore indosso Aru a due km e mezzo dal traguardo posto sulla Planche des Belles Filles ha dato la prima grande scossa a questo Tour con un allungo rabbioso, pigiando furioso sui pedali, un’azione esplosiva che ha mandato all’aria i piani del Team Sky che fino allora comandava la corsa in preparazione della frullata finale di Chris Froome. Il britannico uscirà invece sconfitto sul primo arrivo in salita del Tour anche se da ieri è la nuova maglia gialla con 12” su Thomas e 14” su Aru.

Duemilacinquecento metri tra i boschi dei Vosgi, questo lo spazio in cui si è realizzato un emozionante spot per il ciclismo, protagonista il sardo che non si è concesso una pausa per rifiatare tirando diritto verso il traguardo su pendenze che nell’ultimo km sfioravano il 20 per cento. Anche Froome è rimasto sorpreso dalla veemenza dell’attacco del campione italiano, ha cercato invano alleanze per inseguire, poi ha capito che doveva far da solo.

Ma era troppo tardi: Aru vinceva con gli occhi e il pugno della mano destra levati al cielo in ricordo di Michele Scarponi: un trionfo alla grande che ripete quello nel Tour del 2014 di Vincenzo Nibali, anche lui vestito del tricolore, quando lo Squalo riprese la maglia gialla per portarla fino a Parigi.

Senza nulla togliere a quello di Nibali, il successo di Aru assume un valore ancora più grande perché il leader dell’Astana ha messo in fila il meglio della compagnia, da Froome a Quintana, da Contador a Richie Porte. Nel 2014 Froome e Contador non c’erano, costretti al ritiro per cadute nelle prime tappe e Quintana, vincitore del Giro, aveva disertato il Tour.

Tra distacco e abbuono Aru ha guadagnato 26” netti a Froome arrivato terzo a 20”, preceduto anche da Daniel Martin. Porte era quarto con lo stesso tempo di Froome. Subito dopo a 24” giungeva Romain Bardet, che dopo il flop di Thibaut Pinot, entrato in crisi sulle prime rampe finale, resta l’unico francese nella top ten della classifica a 47” da Froome.

Sesto all’arrivo a 26” da Aru, era Simon Yates seguito da Uran e Contador, il Pistolero che nell’ultimo km con un rigurgito di orgoglio stava per riagganciare il treno di Froome. Dei big il meno in palla è apparso Nairo Quintana, nono a 34”, incapace di reggere sul terreno a lui più congeniale non solo allo scatto di Aru ma anche al ritmo di Froome.

Un inquietante segnale per il Condor, il leader dei colombiani, nella cui pattuglia continua a latitare e deludere Esteban Chaves. Geraint Thomas chiudeva al 10° posto a 40” consegnando la maglia gialla al suo capitano Froome, che con grande sportività si è congratulava sul podio con Aru per la sua performance.

Una sorta di investitura del sardo da parte del britannico a suo principale rivale per vittoria in questo Tour, che appare il più incerto e meno scontato degli ultimi anni grazie anche ad Aru balzato prepotentemente al centro della mischia, che per il momento si gode oltre alla prima vittoria al Tour anche la sua prima maglia a pois di leader degli scalatori.

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