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Il puzzle della produttività: ecco perché rallenta in Italia e nel mondo

3 luglio 2017 - 05:31  di FIRSTonline
Focus Bnl - Un report di Federica Addabbo evidenzia che, se la crescita della produttività totale dei fattori avesse seguito il suo andamento pre-crisi, il Pil delle economie avanzate sarebbe stato oggi più elevato del 5%.
A partire dagli anni ’90 i progressi compiuti dalla tecnologia dell’informazione e della comunicazione (ICT) e gli annessi benefici si rilevano, nominalmente, in ogni settore, ma non nei dati relativi alla contabilità della crescita. Paradossalmente, nell’era dei robot, dei droni e degli smartphone la produttività ha registrato un rallentamento costante in quasi tutti i comparti dell’economia. Secondo il Fondo monetario internazionale se la crescita della produttività totale dei fattori avesse seguito il suo andamento pre-crisi (pari a circa l’1% l’anno), il Pil delle economie avanzate sarebbe stato oggi più elevato del 5% circa, pari al contributo che avrebbe dato un paese con un peso economico superiore a quello della Germania.

Nelle economie avanzate la produttività totale dei fattori è scesa da tassi di crescita dell’1% medio annuo nel periodo 2000-2007 al +0,4% negli anni 2013-2016, annullandosi (0,1%) nel periodo intermedio. Le cause del calo sono da rinvenire sia in fattori strutturali di lungo periodo (invecchiamento della forza lavoro, rallentamento del commercio internazionale) sia in dinamiche strettamente legate al ciclo economico (calo degli investimenti, stretta del credito, bilanci deteriorati). Particolarmente evidente risulta il rallentamento della produttività del lavoro: nel 2015 la crescita annua di questa variabile negli Stati Uniti è stata pari a un quinto di quella del 1999 (+2,9%) mentre nell’area euro è stata circa la metà.

I fattori che hanno contribuito in larga misura al declino dell’efficienza della forza lavoro sono un calo dell’intensità di capitale e soprattutto della produttività totale dei fattori, la cui crescita annua nei paesi avanzati è passata dal +1,9% nel 2000 al +0,7% previsto dal Fondo per il 2022.

L’evidenza empirica per l’Italia mostra una “rottura strutturale” intorno al 1995: il trend della produttività del lavoro si appiattisce, mentre la produttività totale dei fattori ha un punto di flesso. Il tasso di crescita medio della produttività del lavoro a partire dagli anni ’80 fino al 1995 è stato il doppio (+1,9%) rispetto alla crescita che si è registrata nella seconda metà degli anni ’90 (+1%), mentre la produttività totale dei fattori dal 1985 al 1995 è cresciuta a un ritmo tre volte superiore (+1,25%) a quello della seconda metà degli anni ’90 (+0,4%) e quattro volte a quello del primo decennio degli anni 2000 (-0,6%).

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