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Uber, scandalo molestie: il fondatore Kalanick si dimette

21 giugno 2017 - 11:21  di FIRSTonline
Secondo il New York Times, la decisione è arrivata su richiesta di cinque dei maggiori investitori della società - I guai per Kalanick sono iniziati all'inizio di quest'anno, quando un’ex ingegnere di Uber ha denunciato di aver subito molestie sessuali in azienda.
Ribaltone al vertice di Uber. Il fondatore e Ceo della app di trasporti, Travis Kalanick, si è dimesso dopo aver ricevuto varie accuse per molestie sessuali e sessismo. Secondo il New York Times, che cita due fonti anonime, la decisione è arrivata su richiesta di cinque dei maggiori investitori della società.

Si tratta di alcune delle più prestigiose società di venture capital dell'industria tecnologica (Benchmark, Capital First Round, Capital Minolta, Menlo Ventures e Fidelity Investments), che insieme detengono più del 25% delle azioni e circa il 40% del potere di voto in Uber.

“In questo momento difficile della mia vita personale ho accettato la richiesta degli investitori di farmi da parte in modo che Uber possa tornare a costruire piuttosto che essere distratta da un'altra lotta”, ha detto Kalanick, che comunque conserverà la sua poltrona nel Cda dell’azienda.

I guai per Kalanick sono iniziati all'inizio di quest'anno, quando un’ex ingegnere di Uber ha denunciato di aver subito molestie sessuali in azienda, aprendo così le porte a ulteriori reclami e incoraggiando indagini interne.

“Travis ha sempre messo Uber prima di ogni cosa – ha commentato il Cda in una nota – Questa è una decisione coraggiosa e prova della dedizione e del suo amore per Uber. Facendo un passo indietro, potrà avere il tempo di riprendersi dalla tragedia personale che lo ha colpito, dando alla società spazio per vivere pienamente un nuovo capitolo della sua storia. Attendiamo con impazienza di riprendere a lavorare con lui nel board”.

In parallelo, Uber ha dovuto affrontare anche un'azione legale su diritti di proprietà intellettuale da parte di Waymo, l'azienda di proprietà di Google che si occupa di veicoli a guida autonoma, oltre che un'inchiesta federale Usa per un programma informatico usato per schivare i controlli delle forze dell'ordine.

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