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Banche, meno titoli di Stato in portafoglio

5 maggio 2017 - 06:27  di FIRSTonline
Le banche italiane hanno ridotto in maniera significativa la loro esposizione sui titoli di Stato nazionali, diminuendo nell’arco dell’ultimo anno la quota di bond pubblici presente nei vari portafogli di ben 36 miliardi di euro. Parlando in cifre, la consistenza di bond in possesso degli istituti di credito è scesa da 375 a 339 miliardi, un ribasso del 9,6% in soli 12 mesi.
Le banche italiane hanno ridotto in maniera significativa la loro esposizione sui titoli di Stato nazionali, diminuendo nell’arco dell’ultimo anno la quota di bond pubblici presente nei vari portafogli di ben 36 miliardi di euro. Parlando in cifre, la consistenza di bond in possesso degli istituti di credito è scesa da 375 a 339 miliardi, un ribasso del 9,6% in soli 12 mesi.

A rivelare questi dati è la Banca D’Italia che specifica come, nei 36 miliardi presi in considerazione, 27 siano dovuti alle cosiddette banche italiane significative, cioè quelle sottoposte alla vigilanza della Banca Centrale Europea, 2 miliardi alle sussidiarie degli istituti esteri e 7 alla parte restante del sistema.

Per quale motivo il comparto ha deciso di ridurre l’ammontare di titoli di Stato in portafoglio? I motivi sono molteplici: si va da una generale tendenza a disinvestire nei bond pubblici ai timori relativi al debito pubblico e alla bassa crescita del nostro paese, passando per il quantitative easing della Bce e alla necessità di diversificare il rischio.

A contare anche le pressioni provenienti dalla Germania che da tempo pone come condizione imprescindibili per la realizzazione dell’Unione Bancaria proprio la riduzione dei titoli di Stato nei bilanci dei vari istituti.

Ciò che è certo è che presto anche l’Eurotower si concentrerà sull’argomento in vista del Comitato di Basilea che si occuperà proprio dei cambiamenti riguardanti la normativa sui titoli di Stato nell’ambito del programma 2017-2018. In una relazione al Parlamento Ue, la Banca Centrale ha già annunciato che l’eventuale revisione delle regole non si baserà sulla quantità ma sugli effetti sui prezzi. Nonostante ciò, aspettando i cambiamenti, le banche italiane hanno già cominciato a muoversi verso un sostanziale modifica delle strategie di investimento.

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