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Tap, l'arma di Emiliano per il congresso Pd. E ora arriva il commissario Ue

29 marzo 2017 - 17:41  di Giampaolo Russo
Da LabParlamento - L'ex Country manager di Tap Italia ripercorre le tappe che portarono alle autorizzazioni, tutte ok, del gasdotto tornato sotto il tiro dei sindaci e del governatore della Puglia. Quale fondamento hanno le battaglie sugli ulivi degli ultimi giorni? Nessun funzionario regionale si è presentato nel corso del lungo procedimento per la Via e nessuna soluzione alternativa è arrivata dalla Regione. Allora c'era Vendola, ma oggi non si può azzerare tutto.
Il progetto di gasdotto promosso da TAP è tornato sotto i riflettori dei più importanti media nazionali: motivo? Il Consiglio di Stato ha pubblicato la sentenza relativa ai ricorsi promossi da Regione Puglia e Comune di Melendugno, sostanzialmente sul rilascio della Autorizzazione Unica del 20 maggio 2015 e sulla non applicazione della direttiva Seveso: infondati, e quindi respinti.

Non dubitiamo che non sia arrivata ancora la parola fine sul progetto che ha superato fino a oggi tutte le iniziative giudiziarie, nelle diverse sedi, promosse dal Comune e dalla Regione. Purtroppo temo siamo di fronte all’ennesimo caso in cui un progetto infrastrutturale da realizzarsi sul territorio italiano genera più fatturato per i diversi legali coinvolti che per gli studi di ingegneria.

Quello che stupisce è la strumentalità assoluta e pretestuosità di queste azioni e il modo in cui esse vengono veicolate al pubblico: a quale logica, se non politica, risponde la battaglia ormai quasi biennale del presidente Emiliano su TAP, in particolare sul suo approdo? Ha fondamento giuridico, o piuttosto congressuale? Quali modalità e strumenti aveva la Regione per tutelare gli interessi del territorio? Prima di adire le vie legali, sarebbe stato utile considerare quanto segue:

Il lungo procedimento di via Nazionale prevede la partecipazione di un funzionario della Regione: quante volte lo ha fatto? Zero.
In sede di conferenza dei servizi, la Regione espresse parere negativo non cogliendo lo spazio per indicare le modifiche necessarie al progetto per superare tale dissenso. Durante l’articolato procedimento di conciliazione condotto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione non ha portato al tavolo alcuna soluzione progettuale alternativa. Ci fu un tavolo condotto dall’allora presidente Vendola con alcuni Sindaci salentini, ma non portò ad alcuna proposta da poter consegnare al tavolo di conciliazione.

Se alea iacta est, come è possibile alcuni anni dopo ancora dire che il popolo salentino non ha neanche il diritto di decidere da dove debba passare il gasdotto? Quanto lungo e incerto si ritiene possa essere un processo autorizzativo? Chi si accolla i costi della giustizia, così tanto sollecitata? Come valutare la credibilità di un sistema di regole e collateralmente l’attrattività del Paese agli occhi degli investitori esteri?

Molto vi sarebbe da dire sulle iniziative condotte dal Comune di Melendugno di blocco delle attività di indagini preliminari all’avvio dei procedimenti autorizzativi, non convalidate dalla giustizia amministrativa.

Tra poco tempo arriverà in Puglia il commissario Ue Maros Sefcovic, preoccupato dei ritardi sulla tabella di marcia del progetto per i soli 8 km italiani, rispetto al ben più articolato e complesso tracciato greco e albanese: chissà se qualcuno gli rappresenterà il mantra degli ulivi recisi (invece di dirgli espiantati temporaneamente, come accade per alcune decine di migliaia di ulivi ogni anno nella sola provincia di Lecce)?

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