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Lo stipendio si pagherà solo in banca o in posta

20 marzo 2017 - 07:37  di Silvano Bonini
Una proposta di legge del Pd mira ad evitare fenomeni elusivi delle aziende a svantaggio dei lavoratori - Sanzioni per chi non rispetta le disposizioni
Rendere obbligatorio il pagamento delle retribuzioni attraverso gli istituti bancari o gli uffici postali. Perché - sostiene l'on  Titti Di Salvo (Pd), presentatrice dell'iniziativa all'esame della commissione Lavoro della Camera-  "alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore, molto spesso, una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare".

Insomma, come rimarca l'on Di Salvo, la legge vuole introdurre "un semplice meccanismo antielusivo"  e stabilisce che la firma della busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

La proposta di legge prevede dunque che lo stipendio venga corrisposto in questi tre modi: a) accredito diretto sul conto corrente del lavoratore; b) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale; c) emissione di un assegno da parte dell’istituto bancario o dell’ufficio postale consegnato direttamente al lavoratore. La scelta del sistema di pagamento è rimessa direttamente al lavoratore.

Il datore di lavoro, al momento dell'assunzione, ha l'obbligo  di comunicare al centro per l'impiego competente gli estremi dell'istituto bancario o dell'ufficio postale che provvederà al pagamento delle retribuzioni al lavoratore.

L’ordine di pagamento potrà essere annullato solo con trasmissione all’istituto bancario o all’ufficio postale di copia della lettera di licenziamento o delle dimissioni del lavoratore, rese secondo le modalità di legge.

Sono previste sanzioni per i datori di lavoro che non ottemperano agli obblighi introdotti da questa proposta. Sono tuttavia esclusi da queste modalità di pagamento  i datori di lavoro che non sono possessori della partita Iva, i quali spesso non sono neanche titolari di un conto corrente.

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