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Pensione minima Inps: importo e integrazione nel 2017

12 gennaio 2017 - 07:51  di Carlo Musilli
Chi riceve una pensione inferiore alla soglia minima può ottenere un incremento dell’assegno mensile fino a 501,89 euro al mese, ma solo se rispetta alcuni requisiti
L’importo della pensione minima Inps per il 2017 è fissato in via provvisoria a 501,89 euro per 13 mensilità, pari a 6.524,57 euro l’anno. Chi riceve una pensione inferiore a questa soglia (considerata il “minimo vitale”) può ottenere la cosiddetta “integrazione al trattamento minimo”, ovvero un incremento dell’assegno mensile fino a 501,89 euro. Ma non tutte le pensioni sotto il minimo Inps possono beneficiare di questa prestazione: in alcuni casi l’integrazione è esclusa, in altri solo parziale. Dipende dal reddito complessivo del pensionato e dalla sua situazione familiare. Vediamo come funziona.

PENSIONE MINIMA: L’INTEGRAZIONE PER CHI NON È SPOSATO

- Chi non è sposato, oppure risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione completa se il suo reddito personale (che comprende tutte le entrate) non supera i 6.525 euro annui.

- Se il reddito personale è compreso fra 6.525 e 13.050 euro l’anno, l’integrazione è parziale. Per calcolarla è necessario sottrarre il reddito personale alla soglia massima e dividere il risultato per il numero di mensilità (13). Ad esempio, nel caso in cui il reddito personale sia di 10.000 euro annui, l’operazione è la seguente: (13.050 - 10.000) / 13 = 235. Il risultato è l’importo dell’integrazione che si somma alla pensione.  

- Nessuna integrazione, infine, se il reddito personale è superiore a 13.050 euro l’anno.

PENSIONE MINIMA: L’INTEGRAZIONE PER CHI È SPOSATO

- Chi è sposato ottiene l’integrazione completa se il suo reddito personale sommato a quello del coniuge non supera i 13.050 euro annui.

- Se il reddito della coppia è compreso fra 13.050 e 26.099 euro, l’integrazione è parziale. Per calcolarla bisogna confrontare due valori: da una parte la differenza fra il limite massimo per il reddito personale (13.050 euro) e il reddito personale effettivo del pensionato; dall’altra la differenza fra limite massimo per il reddito di coppia (26.099 euro) e il reddito effettivo della coppia. L'importo più basso è quello che viene messo in pagamento.

- L’integrazione invece non viene concessa se il reddito cumulato della coppia è superiore a 26.099 euro l’anno.

Chi è sposato, inoltre, deve tenere presente che per avere diritto all’integrazione (totale o parziale) è necessario rispettare sia il limite di reddito personale sia quello coppia. In altri termini, se il reddito della coppia non supera i 26.099 euro ma il reddito personale eccede quota 13.050 euro, il pensionato è escluso da qualsiasi integrazione.

ATTENZIONE ALL’ANNO DI PENSIONAMENTO

Tutte queste norme sono valide per chi è andato in pensione dal 1995 in poi. Per i trattamenti iniziati prima del 1994, invece, si applica solo la restrizione relativa al reddito personale e non quella sul reddito della coppia. Infine, per chi si è ritirato dal lavoro proprio nel 1994 valgono sia il limite personale sia quello di coppia, ma quest’ultimo con un tetto leggermente più alto, pari a cinque volte il minimo Inps (32.623 euro anziché 26.099).

I REDDITI CHE NON CONTANO

Il reddito di cui tenere conto ai fini del diritto all’integrazione è quello assoggettabile all’Irpef. Sono esclusi:

- il reddito della casa di abitazione;

- i trattamenti di fine rapporto (Tfr), incluse eventuali anticipazioni;

- l’importo della pensione da integrare;

- i redditi esenti da Irpef (pensioni di guerra, rendite Inail, pensioni agli invalidi civili);

- le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata.

PENSIONE MINIMA: NESSUNA INTEGRAZIONE CON IL METODO CONTRIBUTIVO

L’integrazione al minimo non è prevista per le pensioni calcolate interamente con il metodo contributivo. Rientrano in questa categoria, fra gli altri, i trattamenti dei lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo il primo gennaio 1996.

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