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Fiducia Usa ai massimi e Nasdaq al record. Mps: Tesoro replica a Ue

28 dicembre 2016 - 08:39  di Ugo Bertone
I mercati internazionali chiudono il 2016 sotto il segno del Toro - Il caso Mps frena Piazza Affari ma il Tesoro replica seccamente alla Ue: "Per le banche italiane 20 miliardi bastano" - Parmalat sopra la soglia dell'Opa - Mediaset e Fca continuano a correre
Bando alla cautela: i mercati hanno lanciato lo sprint di fine anno. A movimentare l’andatura ci ha pensato la fiducia degli americani, balzata ai massimi dal 2001. Ma anche la salita dei prezzi del petrolio, a pochi giorni dall’entrata in vigore dei tagli dei produttori, e il boom delle materie prime, rame e zinco in testa, sull’onda delle attese degli investimenti promessi da Donald Trump. Insomma, ci sono le premesse per un addio al 2016 sotto il segno del Toro su tutti i listini: all’euforia di Wall Street corrisponde il rialzo del Giappone e dell’Europa, favoriti dall’aumento del dollaro, mentre gli Emergenti festeggiano l’apprezzamento delle materie prime.

Ci sarà tempo per valutare gli effetti collaterali di tanta euforia (la forte crescita dei debiti, in primis). Ma c’è un’eccezione: le banche italiane, alle prese con l’avvio, confuso se non caotico, della nazionalizzazione precauzionale di Monte Paschi. Ma niente paura: a dare una mano al Toro ci pensa lo shopping dei compratori francesi: ieri è stata la volta di Parmalat, oggetto dell’Opa totalitaria di Lactalis.

AMAZON: CONSEGNATO UN MILIONE DI PACCHI PER NATALE

Meteo Borsa segnala un avvio vivace su tutti i mercati. Avanzano i listini asiatici sotto la spinta del dollaro: gli analisti scommettono che lo yen (trattati a 117,6) presto infrangerà al ribasso quota 120. In rialzo Sidney (+1%) grazie alle materie prime. Poco mossa Shanghai.

Continua la marcia di Wall Street. Ieri, nel corso della seduta, il Nasdaq (+0,54%) ha toccato un nuovo record assoluto a 5,512,36. Il Dow Jones Industrial (+0,1%) ha sfiorato la vetta dei 20 mila punti segnando un massimo a 19.980, 24. In terreno positivo anche l’indice S&P 500 (+0,26%).

A spingere i listini sono stati innanzitutto i dati sulla fiducia dei consumatori, al massimo dall’agosto 2001, sull’onda del buon andamento del mercato del lavoro e del trend del mercato azionario. In crescita anche l’indice Case-Shiller che segnala l’andamento del mercato immobiliare.

In evidenza Amazon (+1,4%): il colosso dell’e-commerce ha superato ieri il tetto di un milione di consegne nella campagna natalizia. Fra le blue chips si mettono in evidenza i giganti del settore Tech, come Apple e Microsoft, in rialzo dell’1%.

Tesla ha guadagnato il 2,9% dopo l’annuncio che produrrà celle e moduli fotovoltaici in un nuovo stabilimento in joint venture con la giapponese  Panasonic.

PETROLIO IN TENSIONE: LUNEDÌ SCATTANO I TAGLI

Vigilia d’attesa stamane per i mercati petroliferi dopo il balzo di ieri: il Wti (+1,7%) ha varcato la soglia dei 54 dollari ad un passo dal massimo dell’anno di 54,51. Da metà novembre le quotazioni sono salite del 25%. Bene anche il Brent attorno ai 56 dollari. Gli operatori aspettano l’avvio dei tagli alla produzione (1,8 milioni di barili al giorno) che scatteranno lunedì prossimo. Nel frattempo gli scambi sono scesi di un buon 30%.

Avanzano i titoli legati al petrolio: ConocoPhillips +1%, Halliburton +0,8%. A Milano Eni chiude invariata. La società ha siglato nuovi accordi di concessione per due blocchi offshore in Egitto. Saipem +1,6%, Tenaris +1,1%. 

L’EUROPA DA OTTOBRE SALE DEL 5%

Le Borse europee si avviano a chiudere un trimestre molto positivo: l’indice Stoxx Europe 600 avanza da ottobre del 5,1% (ma è ancora sotto dell’1,5% rispetto ad inizio anno). A Milano il Ftse Mib ha terminato le contrattazioni con un rialzo dello 0,2% a 19.390 punti, con volumi molto contenuti. In tutta Europa prevale il clima festivo con scambi ridotti. Le Borse di Parigi, Francoforte e Madrid registrano tre mini-rialzi dello 0,1%. Chiusa la piazza di Londra. In testa nel trimestre è la Borsa di Atene: +13% da inizio ottobre al traino delle banche. Bank of Piraeus, ieri +7,8%, da inizio ottobre avanza del 56%.

AL VIA LA PRIMA ASTA DEL 2017. IN VISTA UN CALO PER I BOT

Chiusura in calo ma non sui minimi per i Btp, con spread su Bund in allargamento, in un mercato che ha scontato l’approssimarci delle aste del Tesoro a partire da oggi. Lo spread tra Btp e Bund decennali si è allargato nel corso della seduta fino a quota 165 punti base, ai massimi dal 12 dicembre. Il tasso sul Btp decennale è oscillato in giornata tra l’1,81%, toccato poco dopo l'apertura, e un picco di 1,87% a fine mattinata.

Probabile una discesa verso ai minimi storici del rendimento del Bot semestrale in asta stamane per il primo collocamento del Tesoro con regolamento sul 2017. L'offerta è per 6,5 miliardi di euro su 6,4 in scadenza. In chiusura di seduta, sul mercato grigio di Mts, il titolo a 6 mesi scambiava a -0,305%, sotto il -0,199% della precedente asta di fine novembre e in prossimità del minimo storico di -0,295% registrato nel collocamento di fine ottobre. La sessione d'aste proseguirà domani con il medio lungo (sempre con regolamento sul 2017): l'offerta, fino a massimi 6,75 miliardi, è sui Btp benchmark a 5 e 10 anni oltre che sul Ccteu febbraio 2024.

Si allarga di una manciata di punti a fine seduta anche lo spread Italia-Spagna, che resta comunque sotto i 50 punti base, sotto i massimi di fine novembre.

ANCORA SOSPESA MPS, TONFO DI BPM-POPOLARE

Sempre caldo il fronte delle banche, dopo la decisione della Bce di alzare la richiesta di aumento di capitale per Montepaschi da 5 a 8,8 miliardi. Il titolo Monte Paschi è sospeso e lo resterà ancora a lungo, in attesa che si definiscano tutti i dettagli dell'ingresso dello Stato nel capitale. La Bce ha individuato una carenza di capitale legata allo stress test di luglio scorso che ora deve essere colmata con una ricapitalizzazione precauzionale da parte del Tesoro dopo aver convertito in azioni i titoli subordinati emessi dalla banca senese.

Il Mef ha però comunicato che il fondo da 20 miliardi che il Tesoro ha a disposizione per coprire le esigenze patrimoniali e di liquidità delle banche in difficoltà sotto osservazione è ampiamente sufficiente, anche considerando la necessità di aumentare l’intervento sull’istituto di Siena: "Il perimetro del fondo - recita la nota del ministero - è stato disegnato in modo ampiamente sufficiente a far fronte a tutte le esigenze di intervento che dovessero emergere dalle situazioni attualmente sotto osservazione da parte delle istituzioni".

Oltre a Mps, il paracadute pubblico potrebbe essere esteso a Popolare Vicenza, Veneto Banca, Carige e anche alle quattro bridge bank nate dalla risoluzione di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara. Fra le altre banche, Unicredit è scesa dello 0,4%, Intesa -0,35%, Ubi -0,5%. Netta discesa di Banco Popolare (-3,7%) e Pop.Milano (-3,9%) dopo la retrocessione del rating disposta da Fitch. 

PARMALAT BALZA SOPRA IL PREZZO DELL’OPA

Vola Parmalat, che ha chiuso in rialzo del 10,12% a 2,83 euro, oltre il prezzo dell'Opa annunciata ieri mattina da Lactalis (2,8 euro), con l’obiettivo del ritiro del gruppo da Piazza Affari. L’operazione, in caso di adesione totalitaria, comporterà un esborso di oltre 804 milioni. Sull'Opa, potrebbe però pesare la causa di Citibank per vicende risalenti al crack del gruppo italiano, sempre che non sia nel frattempo intervenuto un accordo. Inoltre Azione Parmalat, l’associazione che riunisce alcuni piccoli azionisti, dice di essere "perplessa sul prezzo offerto rispetto al buon andamento della società grazie anche all'acquisizione di Lag". Insomma l’Opa dovrebbe mettere sul piatto qualcosa di più. Ma Lactalis non è nota per generosità. 

Seduta positiva per Telecom Italia (+1,4%): il titolo è sempre al centro di rumor sul possibile ingresso nel capitale della Cdp per esercitare un ruolo di contrappeso a Vivendi. Mediaset segna un rialzo del 2,7% sull’onda della cancellazione della multa di 51 milioni già comminata dall’Antitrust. A metà gennaio la società presenterà il nuovo piano industriale.

FIAT CHRYSLER ANNULLA I RIBASSI DELL’ANNO

Guadagna Fiat Chrysler (+1,1%): grazie a un rally del +67% da inizio ottobre il titolo è riuscito ad azzerare la perdita da inizio anno e il bilancio sul prezzo di oggi è +2%. In evidenza anche Brembo (+1,2%) e StM (+0,8%).

Fra le società di piccole dimensioni, chiude in forte rialzo Dada (+17%) dopo aver comunicato che la sua controllata Register.it ha firmato un contratto di finanziamento a medio-lungo termine con un pool di istituti bancari coordinati da Banca Imi, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena per un importo complessivo di 22 milioni di euro.

Tiscali sale del 3,1% dopo l’annuncio dell’accordo con Engineering a cui ha affidato in outsourcing i servizi di It. Falck Renewables avanza del 4,1%.

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