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Spumanti italiani all'estero: record di vendite

24 dicembre 2016 - 08:28  di Giuliano De Risi
Successo senza freni dei nostri spumanti sui mercati internazionali: con una crescita del 25% nel 2016 stanno riducendo il distacco dallo Champagne francese.
E’ senza freni il successo degli Spumanti italiani sui mercati internazionali. La Francia in affanno con i suoi Champagnecomincia a guardare con preoccupazione il successo mondiale delle bollicine italiane che rischia non solo di erodere le sue quote di mercato ma che può aspirare nel tempo a mettere in discussione i suoi storici primati. Con l’avvicinarsi delle festività di fine anno, Wine Monitor ha pubblicato il consueto punto sulle vendite all’estero degli spumanti italiani. Secondo le stime di Nomisma, l’export dei nostri sparkling chiuderà l’anno arrivando al record di 1,2 miliardi di euro. Al contrario, la Francia dovrebbe attestarsi sui 2,7 miliardi, in leggera flessione (-1%) rispetto al 2015 e la Spagna a 415 milioni di euro (-3%).

Certo resta ancora ampio il divario per quanto riguarda il valore (circa 1,5 miliardi di euro). Ma nel 2016 le esportazioni degli spumanti
italiani hanno ridotto le distanze con quelle francesi, facendo registrare una crescita a valore superiore al 25% a fronte di una leggera flessione (-1%) degli spumanti d’oltralpe. A guidare la riscossa delle esportazioni italiane sarà, come avviene oramai da anni senza soste, il Prosecco che trascinerà così così al rialzo tutta la categoria dei vini mossi italiani, al contrario del più blasonato Champagne che invece terminerà con gli stessi valori di export dell’anno precedente (con una riduzione a cavallo dell’1%). Andrà meno bene al Cava, lo spumante spagnolo prodotto con metodo classico esattamente come lo Champagne ma con le uve di Macabeo, Parellada e Xarel-lo autoctone del Penedes che arretrerà di qualche punto percentuale (-3%).

“In alcuni tra i principali mercati mondiali, gli spumanti italiani mettono a segno crescite nell’export a fronte di cali dei principali concorrenti” sostiene Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor di Nomisma. “Basti pensare al Regno Unito, dove le importazioni dall’Italia aumentano, nel periodo gennaio-ottobre di quest’anno, di oltre il 38% in volume rispetto allo stesso periodo del 2015; al contrario, quelle dalla Francia si riducono del 4% mentre dalla Spagna calano di oltre il 13%”. Ma non è solo la Gran Bretagna a dare soddisfazione ai nostri produttori di spumanti. Anche negli Stati Uniti, che rappresentano il principale paese al mondo per import di sparkling – sottolinea ancora Wine Monitor - i vini italiani “fanno meglio” del mercato. A fronte di una crescita nelle importazioni (sempre riferite ai valori dei primi dieci mesi dell’anno) pari all’11%, quelle provenienti dall’Italia superano il 30%. La stessa tendenza si ripete in Canada (+9% l’import totale, +20% quello italiano), in Svizzera e in Germania. All’opposto, gli spumanti spagnoli vedono ridursi la loro quota (calcolata sulle importazioni della categoria) dal 6,2% al 5,3% in Uk e dal 19,2% al 15,5% in Germania.

Non solo cresciamo più dei francesi nell’export, ma sono gli stessi cugini d’oltralpe ad aumentare gli acquisti dei nostri spumanti. “Tra il 2010 e il 2015” - continua Pantini – “l’export degli spumanti Dop italiani verso la Francia (al netto dell’Asti) è praticamente decuplicato, passando da meno di 4.000 a quasi 46.000 ettolitri, per un controvalore superiore ai 15 milioni di euro”. La stessa tendenza sembra ulteriormente rafforzarsi nell’anno in corso: le esportazioni in Francia di spumanti Dop nei primi 9 mesi del 2016 evidenziano un’ulteriore crescita in volume dell’80%, superando già per questo periodo (e ancora prima delle festività di fine anno) i 55.000 ettolitri. Insomma, la moda dello Spritz ha contagiato i francesi e il Prosecco ne cavalca l’onda.

Nel complesso, sarà proprio grazie agli spumanti se l’export di vino italiano riuscirà anche quest’anno a ritoccare verso l’alto il proprio
record, alla luce del fatto che i vini fermi imbottigliati – che rappresentano i ¾ del valore complessivo delle nostre vendite oltre frontiera – segnalano per i primi 9 mesi del 2016 un calo dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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