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Diamanti: un investimento a lungo termine che cresce sempre di più

23 ottobre 2013 - 07:29  di Maria Di Napoli
Cresce la vendita globale dei diamanti da investimento, quelli che è possibile acquistare in banca per proteggere il capitale dall'inflazione sapendo che si avrà un buon rendimento in un periodo medio-lungo. Ma solo il 2% dei diamanti sul mercato è da considerarsi investment grade.
Un diamante è per sempre. Ed è proprio il caso di dirlo se si parla di diamanti da investimento. Non quelli da gioielleria, il cui mercato è molto più ampio (se si considerano le vendite tracciate queste superano i 70 miliardi di euro), ma quelli che è possibile acquistare in banca per proteggere il capitale dall’inflazione sapendo che dopo 6-7 anni converrà rivenderli.

La società di analisi Bain & Company si è spinta a disegnare le scenario da qui al 2020, quando le vendite globali di diamanti grezzi dovrebbero arrivare a 26,1 miliardi di dollari (19,5 miliardi di euro), in aumento del 67% rispetto ai 15,6 miliardi di dollari (11,7 miliardi di euro) del 2011, con un Cagr (Compound average growth rate) annuo del 6% circa. Una crescita considerevole trainata da Cina e India. Il primo mercato restano gli Stati Uniti, che in termini di ricavi da prodotto finito genera oggi 27 miliardi di dollari (tre volte il valore del secondo mercato, la Cina, seguito a poca distanza dall'India).

In Italia sono stati venduti oltre 150 milioni di diamanti da investimento nel 2012 equivalenti a 6700 transazioni e oltre 190 milioni nel 2011. Il dato si riferisce al 98% delle transazioni tramite il canale bancario, e corrisponde alla quota di mercato di Intermarket Diamond Business (Idb) in Italia. Secondo Claudio Giacobazzi, presidente e amministratore delegato di Idb, "in Europa e soprattutto in Italia è più radicata la visione del diamante come vero e proprio investimento perché sono presenti sul mercato da molto tempo delle realtà che, come Idb, offrono una gamma di servizi che risolvono le criticità di approccio a questa particolare forma di investimento. America, Giappone e Medio Oriente hanno una visione più 'ludica' del diamante".

La diffusione del diamante da investimento è proporzionale alla popolazione: nel Nord, infatti, l’investimento in diamanti è più diffuso, in particolare in Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, anche se spicca la Liguria, regione a bassa densità di popolazione con quasi 20 milioni di euro, pari a oltre il 10% delle vendite nazionali; nel Centro la classifica è guidata dal Lazio e da Roma in particolare; in ultima posizione il Sud chiude la classifica.

I diamanti possono essere buoni amici degli investitori. Ma solo a certe condizioni. Prima di tutto, solo il 2% dei diamanti sul mercato è da considerarsi investment grade e ciascun diamante da investimento deve essere accompagnato da una 'carta d’identità' che ne certifichi le caratteristiche specifiche e quindi anche il valore. L’esenzione da tasse o imposte patrimoniali resta un elemento di attrattiva ma permane l’Iva sull’acquisto, spiegano gli esperi del settore.

"Un investimento in diamanti - afferma Giacobazzi - per essere compiutamente tale deve avere una quotazione chiara (in ingresso e in uscita), un servizio di ricollocamento, un servizio di custodia e una polizza assicurativa. Tutti elementi che garantiscono l'investitore in modo evidente. D'altro canto chi vuole dedicare una parte del proprio patrimonio ai diamanti deve mettere in conto una prospettiva di medio-lungo periodo e inquadrare questa opzione in un'ottica di diversificazione del portafoglio". Perchè l’assenza di volatilità e di correlazione con i prezzi del comparto equity e bond ne farebbero un prodotto adatto alla diversificazione se non fosse per il permanere di elevate commissioni, sull’acquisto e sullo smobilizzo, e la poca trasparenza del mercato.

Tra i suoi pregi, è bene anche notare come il diamante possa essere un veicolo di investimento alla portata anche del piccolo risparmiatore visto che una pietra investment grade parte da un valore intorno ai 6-7mila euro. "Se chi acquista i diamanti - dice il presidente Idb - sono generalmente investitori 'affluent' e l’investimento medio supera di poco i 20.000 Euro, non sono rari i casi di piccoli investitori che decidono, nell’ambito della diversificazione del patrimonio, di dedicare una parte ai diamanti: casalinghe, studenti, pensionati. Se una volta un investimento in diamanti era percepito come roba da ricchi oggi, grazie alla sua diffusione e ad una generale presa di coscienza sull’importanza dei beni rifugio, non è più così".

Il valore dei diamanti da investimento è cresciuto in modo costante negli anni: solo negli ultimi 10 anni al lordo dell’inflazione è cresciuto del 4,5%. Se si guarda agli ultimi 30 anni i diamanti hanno garantito una copertura dell’inflazione con almeno un più 0,5-1% all'anno. Quindi il diamante da investimento è una riserva di valore nel lungo periodo. Come tutti gli investimenti in beni rifugio deve essere un investimento di lungo periodo (7-10 anni) e avere un peso limitato nel portafoglio (10%).

I guadagni sembrano non mancare, ma il modo migliore di investire in diamanti è quello di affidarsi alle banche. "Quindi tanto più ti affidi - chiarisce Giacobazzi - ad un intermediario esperto tanto più l’investimento è liquido. Idb per esempio pubblica regolarmente le quotazioni dei diamanti, ha dei rapporti ormai decennali con gli operatori".

In sostanza, per avere dei rendimenti con i diamanti bisogna essere disposti a depositare il proprio denaro per un periodo medio-lungo ed essere attenti alla trasparenza delle quotazioni, affidandosi ai giusti intermedari.

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