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Fim Cisl: nazionalizzare STX è la strada per distruggere l'industria e l'Europa

28 luglio 2017
Le politiche e le spinte nazionalistiche stridono con le prospettive di un’Europa comune, rilanciata oltretutto dal neo premier “liberale” Macron - Sarebbe inaccettabile come cittadini e lavoratori pensare che percorsi e regole comuni siano valide e applicabili a senso unico.
Sta destando stupore, preoccupazione e indignazione, l’evoluzione della vicenda legata all’acquisizione da parte di FINCANTIERI di STX France.

Nella vicenda che ha portato all’assegnazione della gara a FINCANTIERI, ha prevalso la capacità di presentare un progetto industriale serio e credibile da parte di una società solida e governata con competenze manageriali importanti, il cui valore è dimostrato, anche grazie all’azione sindacale svolta con responsabilità e partecipazione, dalla capacità di attraversare la difficile crisi che ha colpito il settore negli ultimi anni.

Ci ha pertanto stupito e ci preoccupa la decisione, sia di parte del sindacato francese che del governo Macron, di rimettere in discussione l’assegnazione della maggioranza a Fincantieri ventilando rischi occupazionali, di tenuta industriale o di governance, che sinceramente non comprendiamo se non nella logica del pregiudizio.

L’atteggiamento ostativo ha tenuto nei confronti di una società italiana, arrivando alla nazionalizzazione della società, non è stato assunto nei ripetuti cambi di proprietà seppure straniere ed extraeuropee. Ci chiediamo se sarebbe stato lo stesso in caso la società fosse stata tedesca.

L’Italia è stata terreno di importanti acquisizioni francesi più o meno strategiche, ma mai nessuna organizzazione sindacale confederale ha vincolato la decisione sulla vendita all’appartenenza del gruppo che acquisiva, né chiamato il governo italiano a nazionalizzare.
Questo però avviene oggi in Francia dove anche stavolta prevale la politica dei due forni. Quando si discute nei tavoli Europei tutti richiamano a gran voce l’economia di mercato per gli altri, ma quando si tratta del proprio, prevale il “non passa lo straniero”. Ci chiediamo davvero se qualcuno in Europa pensi che l’Italia come un territorio da depredare delle sue tecnologie e competenze, dove fare shopping indisturbati.

Le politiche e le spinte nazionalistiche stridono con le prospettive di un’Europa comune, rilanciata oltretutto dal neo premier “liberale” Macron, attorno alla quale costruire il rilancio del nostro continente anche a fronte di scelte strategiche già assunte come nel caso della Difesa Unica Europea. Sarebbe inaccettabile come cittadini e lavoratori pensare che percorsi e regole comuni siano valide e applicabili a senso unico.

Né sarebbe accettabile che venissero richieste da parte francese, partite di scambio per l’operazione STX che riguardino altri assets italiani come la difesa, lo spazio, la radaristica, lo sviluppo dei velivoli unmanned, l’ICT e la Cybersecurity: su questo il nostro paese deve mantenere la sovranità e l’assoluta proprietà tecnologica e sistemistica, così come già avviene in Francia e dovrebbe invece esercitare e pretendere maggior rispetto.

Chiediamo pertanto al Governo Italiano di tutelare Fincantieri nel suo diritto di poter esercitare la maggioranza nei cantieri francesi e di non prevedere alcuna contropartita che impoverisca il tessuto industriale italiano e le sue possibilità di essere protagonista nell’economia mondiale.

Sin dall’inizio della vicenda come FIM Cisl il 23 giugno ci siamo fatti promotori di un chiarimento necessario con le organizzazioni sindacali francesi: riteniamo però che questo dovrà avvenire a livello europeo e trovare spazio nel consesso di IndutriAll Europe. Non si può operare per rafforzare il sindacato europeo dell’industria e poi abbandonarsi al più becero nazionalismo.

L’Europa, simbolo con cui il “liberale” Macron ha vinto le elezioni in Francia, passa attraverso l’unione dei popoli, delle culture, attraverso la valorizzazione delle potenzialità intellettuali, industriali, occupazionali e di mercato, per creare un ambito comune dove al centro ci sia ogni persona e ogni lavoratore dell’Unione: chiunque metta se stesso davanti a questo distrugge l’idea stessa di Europa unita.

La FIM Cisl crede nell’Europa e crede nei suoi valori fondanti di eguaglianza, libertà e fraternità che vanno difesi da chiunque ne voglia fare solo un comodo paravento, per privilegiare sé stesso a scapito di altri.
44 anni, nato a Conegliano Veneto (TV), è stato eletto Segretario Generale della Fim Cisl il 13 novembre 2014. Sposato con Silvia, ha una figlia, Emma, di 6 anni. Entra in Fim Cisl nel 1994, dopo anni di lavori precari e studi economici. All’età di 24 anni, tra il 1994 e il 1997, nella Fim Cisl fonda il Network Giovani metalmeccanici (NGM), con l’idea che il sindacato debba ritornare ad essere “un luogo pubblico delle migliori aspirazioni dei giovani”, sostenendo l’idea che i giovani attivisti devono essere rappresentanti e “intercettori di persone ed esigenze” nei luoghi di lavoro. E’ tra i primi a portare l’iniziativa sindacale sulla rete lanciando Ngm anche su internet, già nel 1997. In quegli anni, con i giovani della Fim, ottiene la riapertura della scuola quadri di formazione sindacale, presso il Romitorio di Amelia(TR). Nel periodo tra il 1998 e il 2001 fa esperienza alla Bolognina (Bologna) seguendo le aziende del settore; diventa poi Segretario Provinciale. Nel 2001 si sposta ad Ancona, sempre come Segretario Provinciale, e si occupa delle principali aziende meccaniche della zona, tra cui Fincantieri, Fiat-CNH e Caterpillar. Nel 2008 l'approdo alla Segreteria Nazionale , dove si dedica da subito a Democrazia industriale e partecipazione promuovendo il Protocollo di Relazioni Industriali di Finmeccanica e la proposta Fim Cisl sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione strategica d'impresa, presentata il 23 ottobre 2013 al Cnel. Ha seguito il settore della siderurgia e dell'alluminio e si è occupato delle vertenze più difficili di questi anni (Alcoa, Lucchini, Ilva, AST, Indesit Whirlpool ) provocate dalla crisi, criticando la classe dirigente per la sua incapacità di affrontare il tema delle politiche industriali. Autore di numerosi articoli e libri, è stato il primo sindacalista in Italia ad affrontare il tema dei cambiamenti nell'industria con l'avvento dell'Internet of Things, di cui parla in #Sindacatofuturo in Industry4.0 (edizioni Adapt Press,) Nel libro “Le Persone e la Fabbrica” (edizioni Guerini NEXT), la più grande ricerca sugli operai Fiat Chryler degli ultimi anni in Italia, realizzata dalla Fim Cisl in collaborazione con il Politecnico di Milano e di Torino, rivendica il ruolo e i risultati degli accordi siglati dalla Fim Cisl nel gruppo Fiat (oggi FCA). E' un convinto sostenitore della necessità di voltare pagina nel sindacato. Questa la sua vision: “Serve un sindacato 2.0 che metta insieme i valori migliori e la tecnologia e soprattutto il rilancio della formazione quadri a tutti i livelli. Internazionalizzare, sburocratizzare, ringiovanire il sindacato”. Allergico alle ritualità e al sindacalese, rigoroso su trasparenza e gestione organizzativa, ritiene che in un’economia globalizzata l'azione sindacale, per avere successo, debba acquisire necessariamente un respiro internazionale. "Il sindacato - ripete sempre - o sarà internazionale o non sarà"