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La lezione della Merkel dopo Brexit e Trump

22 novembre 2016
La ricandidatura di Angela Merkel a guidare la Germania è una scelta di coraggio e di lungimiranza che, al di là del dissenso sulla politica di austerity, segna la continuità dell'Europa sui valori dell'accoglienza e dell'integrazione in risposta a Brexit e alle prime mosse di Trump
Non è detto che ce la faccia ma la ricandidatura di Angela Merkel a un quarto mandato di cancelliere tedesco è un buon segno. Di fronte ai muri dell'attuale linea di comando angloamericana, la migliore risposta è la continuità sui valori dell'accoglienza e dell'integrazione.

Quella scelta non è solo il riflesso condizionato di una Germania che, succube del passato nazista, non può permettersi il minimo passo falso su questioni riconducibili alla razza. È anche una scelta politica saggia. L'eventuale rielezione della Merkel sarebbe la cosa migliore per la democrazia tedesca ed europea.

Mentre da noi ci si accapiglia su questioni di democrazia formale (es. lo sterile dibattito sulla perdita di diritti costituzionali disponibili solo sulla carta), in Germania può trovare casa la continuazione di una politica per la democrazia sostanziale, in quanto assicura il rispetto dei valori dei cittadini europei.

Diversamente dalla maggioranza di inglesi e americani, infatti, gli europei di tutto il continente (a prescindere da latitudine e religione) credono nelle libertà individuali ma anche nel rispetto e nella solidarietà verso chi è meno fortunato (egalité, fraternité, liberté).

Ci sono altre politiche della Merkel che non sono condivisibili (es. la scelta dell'austerità nel bel mezzo della più grande crisi) ma oggi è opportuno plaudire al coraggio e alla visione di un vero leader europeo. Se la Merkel vincesse di nuovo e riuscisse a mantenere l'Europa su un sentiero di apertura e integrazione, saremmo sulla strada verso il miglior futuro possibile per il vecchio continente.

Con una specie di rivincita della storia quell'Europa che (con fascismo, nazismo e leggi razziali) aveva costretto ebrei, minoranze e intellettuali a cercare rifugio nell'America di Roosevelt potrebbe oggi riproporsi come culla di libertà, tolleranza e conoscenza, attraendo una tratta di ritorno in aereo di tanti che avevano attraversato l'Atlantico in piroscafo.
Giovanni Ferri si è laureato in economia all’Università di Siena, ha conseguito il Ph.D. in Economics alla New York University. È professore ordinario di economia politica e prorettore alla didattica alla LUMSA ove ha: presieduto il corso di studio magistrale in Economia, management e amministrazione d’azienda (2012-14); co-fondato e dirige il Center for Relationship Banking and Economics, sull’importanza dei beni relazionali per valorizzare anche nell’economia la dimensione di persona umana; ideato e co-attuato il progetto “Gli studenti crescono con le imprese di famiglia”, per attrarre l’attenzione su un segmento d’impresa vitale per l’Italia ma spesso trascurato dagli studiosi e marginalizzato nel dibattito di politica economica.