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Il Mef, i derivati e gli autogol di Forza Italia e M5S

20 luglio 2017
Pubblichiamo la dichiarazione di voto alla Camera dell'onorevole Giampaolo Galli sulla mozione di maggioranza per una maggior trasparenza sui contratti sui derivati del Mef, che respinge i processi sommari e svela le responsabilità dei governi Berlusconi e le dilettantesche manovre del Movimento 5 Stelle, che rischiano di avvantaggiare la speculazione a danno del Tesoro
«In una mozione di maggioranza abbiamo chiesto al governo di fare maggiore trasparenza nell’utilizzo degli strumenti derivati. Diciamo però che nel confronto internazionale l’Italia è già oggi a livelli elevati di trasparenza: abbiamo già adottato i migliori standard per la pubblicità dei dati. Non accettiamo quindi di autorappresentarci come il paese dell’opacità e dei misteri perché non è così.

Respingiamo anche la richiesta di rendere noti i singoli contratti. Nessun paese al mondo fa questo. Ogni banca conosce i propri contratti, non quelli dei concorrenti. Rendendo noti tutti i contratti a tutti si darebbe un vantaggio informativo a chi vuole fare operazioni speculative a danno del Tesoro italiano e dunque di tutti noi.

Trovo strano che il M5S, che si caratterizza per la scarsa simpatia dichiarata verso gli operatori finanziari, voglia dare questo rilevante aiuto alle grandi banche a scapito del tesoro, ossia dei contribuenti.  Noi questo aiuto non lo vogliamo dare! Voi parlereste di favori e regali! Noi usiamo un linguaggio più sobrio.

Alcune mozioni cercano di mettere sul banco degli imputati le persone che hanno o hanno avuto la responsabilità della gestione del debito pubblico presso il tesoro; una responsabilità importante e delicata. E allora è bene ripetere che i derivati utilizzati dal Tesoro sono strumenti assicurativi e servono a proteggerci da rialzi dei tassi d’interesse.

Questi contratti sono importanti perché il rischio per il Tesoro è fortemente asimmetrico. Se i tassi d’interesse aumentano, come già adesso sta iniziando ad accadere per effetto della prevedibile fine del QE, l’Italia con il terzo debito pubblico al mondo rischia una crisi. Quindi è giusto vedere un aumento dei tassi come un rischio grave, un rischio da cui mettersi al riparo. Se i tassi diminuiscono, come è successo negli ultimi anni, non succede nulla di grave. Si parla ovviamente di tassi swap che sono risk free, quindi al netto dello spread.

La particolarità che va capita è che, a differenza delle usuali polizze, il premio assicurativo non lo si paga all’inizio del contratto, ma nel corso della vigenza del contratto, se e quando i tassi d’interesse sono bassi. Ed è questo il motivo principale per cui oggi il valore di mercato dei nostri derivati è negativo.

Quindi, riguardo alla macro variabili, non c’è nessuno scandalo “derivati”. La sostanza è che abbiamo comprato una polizza assicurativa e non abbiamo avuto incidenti. Questo non vuol dire che abbiamo buttato via i soldi. Vari interventi hanno fatto riferimento a un procedimento in corso da parte della procura delle Corte dei Conti del Lazio su alcune operazioni in derivati della Banca Morgan Stanley chiuse il 22 dicembre del 2011, in quei giorni drammatici per il nostro debito pubblico e per il Paese.

Il M5S e Forza Italia in varie occasioni hanno già espresso una sentenza di condanna, malgrado che il procedimento sia nella fase iniziale. Siamo ancora molto lontani anche solo da una sentenza di 1 grado.

S’impongono quindi alcune considerazioni:

- Tutti gli attori della vicenda sono innocenti fino a sentenza definitiva. La presunzione di innocenza vale per i funzionari del Tesoro, come per tutti i cittadini, come avrebbe dovuto valere per la nostra ex-collega Ilaria Capua. A oggi nessuno è in grado di dire se i funzionari del Tesoro siano stati effettivamente negligenti, come afferma l’accusa della Corte dei Conti, ossia se essi abbiano trascurato o sottovalutato l’importanza di una particolare clausola contrattuale apposta nel lontano 1994 che consentì a Morgan Stanley di rescindere anticipatamente il contratto nel 2011.  

- Quando le condanne sommarie, sulla piazza mediatica, vengono da chi ha fatto grandi battaglie per il garantismo, non si può fare a meno di dire che si tratta davvero di garantismo a corrente alterna.

- Le condanne mediatiche dei colleghi di Forza Italia, improvvisamente divenuti un po’ manettari, sono tanto più curiose dal momento che due dei tre DG del Tesoro cui la Corte ha chiesto di rendere conto (Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, a mio avviso entrambe rispettabilissime persone; li cito per nome perché sono citati nella mozione di Forza Italia) sono stati nominati da governi di destra. E hanno operato in derivati con governi di destra. Non solo, ma, per quello che si sa, la maggior parte delle operazioni che hanno poi dato luogo alla perdita del 2011 sono state fatte fra il 2002 e il 2005. Ora il Gruppo di Forza Italia mena grande scandalo. Parla delle “enormi perdite” causate dai derivati. Ma cari colleghi di FI, qui si parla di voi. Si parla del vostro governo. Non potete far finta che governasse qualcun altro.

- Anche l’ottima dott.ssa Maria Cannata, Capo della Direzione Debito Pubblico, contro cui puntate il dito accusatore, è stata in quella posizione per tutta la durata dei governi di destra, come di quelli di centro sinistra, per 17 anni. Nessuno di noi si può chiamare fuori.

Aggiungo che, al di là di quello che sarà l’esito del procedimento in corso su specifiche operazioni, quei funzionari, anche quelli nominati da governi di destra, in generale hanno fatto bene, non male. Come tutti gli altri, hanno contribuito a proteggere il nostro debito pubblico da un possibile rialzo dei tassi.

E dico anche che invece di menare scandalo per cose su cui non c’è che da aspettare la sentenza, dovremmo chiederci come mai proprio nel 2011 Morgan Stanley chiese di estinguere anticipatamente alcuni contratti, ossia in sostanza di ridurre il credito che stava erogando allo stato Italiano. E dovremmo chiederci perché proprio allora le autorità americane si preoccupavano dell’esposizione delle loro banche verso l’Italia.

Il disimpegno delle banche dall’Italia nel 2011, così come di milioni di risparmiatori, sono la conseguenza del governo Berlusconi. Non sono certo la causa della crisi del 2011, come ora i parlamentari di Forza Italia cercano di dire, cavalcando le strampalate fantasie complottistiche che piacciono tanto al M5S. O facendo lo scaricabarile ai danni di servitori dello Stato, anche di quelli scelti da Fi.

Questo scaricabarile è francamente un po’ odioso e soprattutto è dannoso, perché noi dobbiamo avere paura dei funzionari che non si assumono nessuna responsabilità e non firmano nulla. Non dobbiamo avere paura dei funzionari che firmano e si assumono delle responsabilità. E se li mettiamo in croce con processi mediatici, come si sta tentando di fare oggi, oltre a commettere l’ingiustizia tipica di tutti i giustizialismi, diamo un ulteriore contributo alla paralisi della pubblica amministrazione. Il che in un settore delicatissimo come quello della gestione del debito pubblico è, a dir poco, non responsabile.  

Facciamo più trasparenza dunque, ma respingiamo richieste che indebolirebbero il Tesoro a favore della speculazione. E respingiamo il tentativo, davvero maldestro, di strumentalizzazione politica della vicenda. Al di là della verità giudiziaria per la quale – ripeto- non c’è che da aspettare le sentenze, la responsabilità politica di ciò che è accaduto alla fine del 2011 è chiara e non esistono giochi di prestigio che possano nascondere questa verità assolutamente evidente ed elementare. Le operazioni che sono oggi all’attenzione della Corte dei Conti sono la conseguenza del crollo della fiducia nei confronti del nostro Paese. E questo è il succo e la lezione di quella vicenda».
Milanese, si laurea alla Bocconi nel 1975 e consegue il dottorato in Economia a MIT. Nel 1980 entra al Servizio Studi della Banca d’Italia, dove si è occupato inizialmente di mercato monetario e banche e successivamente della costruzione e dell’utilizzo del modello econometrico dell’economia italiana. Nel 1992 assume la responsabilità della direzione Internazionale del Servizio Studi e partecipa ai principali negoziati monetari europei e internazionali. Nel 1995, viene chiamato a dirigere il Centro Studi di Confindustria. Nel 2001 diventa direttore generale di Ania, l’associazione delle imprese di assicurazioni. Nel 2009 torna in Confindustria con il ruolo di direttore generale. Nel 2013 viene eletto deputato nelle lista Lombardia 1 del Partito Democratico. Oggi è membro della Commissione Bilancio e, su designazione della Presidente della Camera, focal point dell’Ocse presso la Camera dei Deputati.