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Mdp, le Regionali siciliane e il sottile piacere della sconfitta

28 agosto 2017
Mdp ha rotto con il centrosinistra candidando Claudio Fava a Governatore della Sicilia perchè non vuole accordi con il gruppo di Alfano, con cui fa parte sia della maggioranza di Governo che della giunta di Palermo, ma il vero obiettivo dei bersaniani è quello di colpire Renzi e il Pd, anche a costo di un autogol: Berlusconi e Grillo ringraziano
Da quando hanno sbattuto la porta e imboccato la strada della scissione dal Pd in odio a Matteo Renzi è sempre stato difficile rintracciare negli esponenti del Movimento democratico e progressista ispirato da Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema  (Art 1-Mdp) un collante politico che andasse davvero oltre i rancori e i i risentimenti personali contro il segretario del Pd.  

L’altalena di orientamenti nei confronti del governo Gentiloni – di convinto sostegno quando sembrava che lo stesso Renzi volesse prenderne le distanze e di minaccioso distacco da quando è diventato chiaro che il Pd sosterrà il Governo in carica fino alla fine della legislatura – è la cartina al tornasole dell’ondeggiante linea politica di Mdp. Ma la rottura delle trattative con il centrosinistra in Sicilia e la presentazione della candidatura di Claudio Fava per le Regionali di novembre chiariscono ancora di più e ancora meglio i veri obiettivi di Mdp che non sembra in grado di liberarsi della sindrome di Siena, dove sia nel Palio del 2 luglio che in quello del 16 agosto ogni contrada scende in campo soprattutto per far perdere la contrada rivale prima ancora che per vincere. 

Sono lontani e forse definitivamente tramontati i tempi in cui  Bersani, da ottimo ministro dell’Industria del primo Governo Prodi, interpretava, come in precedenza da Governatore dell’Emilia-Romagna, la linea della ragionevolezza e del dialogo con le imprese e sono lontani anche i tempi delle sue lenzuolate liberalizzatrici nel secondo Governo Prodi. Ma sono lontani anche i tempi in cui, da primo Presidente del Consiglio ex comunista, Massimo D’Alema non solo prometteva la “rivoluzione liberale”, salvo inchinarsi ai santuari della finanza (primo fra tutti quello del banchiere Cesare Geronzi che aveva aiutato i Ds a ristrutturare il debito) e a sponsorizzare l’Opa dei cosiddetti "capitani coraggiosi" che zavorrò fatalmente Telecom Italia, ma sfidava con coraggio i pacifisti a senso unico inviando truppe italiane in Kosovo per scongiurare un tragico eccidio. 

Ma quando l’ennesimo partitino della sinistra italiana nasce non con l’intento di proporre nuove politiche di cambiamento ma con l’obiettivo principale di giocare ”contro”, è arduo trovare uno spazio a sinistra del Pd e non basta l’expertise di navigati dirigenti politici del Pci di un tempo come Bersani e D’Alema per evitare la deriva massimalista e l’approdo su sponde sempre più radicali, anche a costo di smentire se stessi e di coltivare il sottile gusto della sconfitta propria e di tutta la sinistra italiana. 

Con buona pace del generoso ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e del suo Campo progressista, nato con l’idea di rivitalizzare e riunificare il centrosinistra, è evidente che se uno dei principali soggetti in partita (l’Mdp) parte dalla pregiudiziale politica riassumibile nell’imperativo categorico “Giammai con Matteo e con le sue riforme” (tutte, tranne l’Italicum, approvate in Parlamento da Mdp che ora finge di dimenticarselo), la ricerca di un sostenibile compromesso è fallita prima ancora di cominciare, con grande gioia dei grillini di Beppe Grillo e del centrodestra di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. 

La divaricazione a sinistra e la ricerca da parte di Mdp di una propria identità alternativa al Pd non hanno impedito, anche se con esiti generalmente disastrosi, la formazione di liste unitarie nelle ultime elezioni locali e fino a qualche giorno fa si pensava che ciò potesse accadere anche in Sicilia, dove il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, notoriamente autonomo dal Pd e in prima fila nella manifestazione di piazza Santi Apostoli a Roma che a luglio ha tenuto a battesimo  il progetto di Campo progressista, si è speso – con l’aperto sostegno di Pisapia - per dar vita a una lista di centrosinistra larga e plurale che andasse oltre il Pd e che mettesse insieme le forze che vanno dal ministro degli Esteri Angelino Alfano a Mdp e a Sinistra italiana.   

Apriti cielo. “Giammai con Angelino” hanno subito tuonato gli esponenti locali e nazionali di Mdp. A poco vale ricordare che Mpd, i cui alfieri – quand’erano alla testa del Pd - hanno patrocinato e sostenuto il Governo Letta insieme a Silvio Berlusconi, hanno finora votato la fiducia al Governo Gentiloni insieme ad Angelino Alfano. E che la stessa cosa avviene a Palermo dove il sindaco Orlando governa con uno schieramento largo che va da Alfano a Mdp. Ma la coerenza, si sa, è virtù rara in politica. La matematica invece è impietosa e, senza i voti del gruppo di Alfano, che a livello nazionale sono piuttosto scarsi ma che in Sicilia sono determinanti, la battaglia elettorale del centrosinistra nell’isola se non è compromessa è certamente molto problematica. Con l’azzardo della candidatura di Fava, un regalo più grande Mdp e Sinistra Italiana non potevano davvero farlo a Berlusconi e a Grillo, che sapranno chi ringraziare. 

Alle Regionali siciliane i seguaci di Bersani e D’Alema rischiano l'autogol se non supereranno il quorum del 5% e loro sono i primi a saperlo, ma il vero obiettivo di Mdp è fin troppo chiaro ed è solo quello di picconare Renzi e il Pd. Muoia Sansone con tutti i filistei. E’ la sindrome del Palio di Siena o il gusto sottile e irresistibile della sconfitta.  

Nei giorni scorsi il killer del primo Governo Prodi, l'ineffabile Fausto Bertinotti, che poi pagò il suo voltafaccia politico con il completo naufragio di Rifondazione comunista che non riuscì nemmeno a raggiungere il quorum per entrare in Parlamento, ha ritrovato, affacciandosi al Meeting di Cl a Rimini, la forza di ammettere: “Io sono una grande esperto di sconfitte”. Bersani, D’Alema  e Mdp devono avergli chiesto consiglio.
Socio fondatore, amministratore e direttore responsabile di FIRSTonline. Milanese di nascita, ha sempre lavorato tra Milano e Roma. Ha cominciato a progettare un giornale online di informazione economica e finanziaria il giorno dopo la sua uscita, nella primavera del 2010, da IL SOLE 24 ORE, dove ha trascorso più di 25 anni, è stato capo della redazione Finanza e Mercati ed editorialista e ha commentato i più importanti avvenimenti economici e finanziari dalla metà degli anni Ottanta. Per l’editore Olschki ha scritto due storie di banche locali della Toscana, la prima delle quali con lo storico dell’arte Antonio Paolucci. Nel 2014 ha pubblicato con Ugo Calzoni il saggio "Imperi senza dinastie" edito dalla Compagnia della stampa Massetti Rodella